Matsuzo - Il protagonista della vicenda è senza dubbio il personaggio più camaleontico: contadino e marito, vittima, ninja, monaco, santone, capo dei ribelli, vendicatore, carnefice, Matsuzo riesce ad essere tutte queste cose insieme, anche se al prezzo della follia. Determinato a vendicare la morte della moglie Tae - morte inutile, priva di motivazione se non il divertimento sadico del daimyo -, egli si aggrappa con le unghie e con i denti a quello scopo, egli vive (o meglio, sopravvive) in un costante agguato, nell'eterna attesa del momento adatto a sferrare il colpo mortale contro il suo nemico di sempre. Senz'altro la qualità più sconvolgente di Matsuzo è proprio la sua tenacia, anche se questa dote nel suo caso assume i toni cupi e inquietanti di un'ossessione pericolosa, crudele, malvagia, un tarlo maligno che lo rode e lo rode fino a trasformare l'innocente contadino innamorato delle prime pagine in un machiavellico manipolatore prima e in un povero folle delirante poi. È soprattutto attorno a lui che ruota la riflessione su come interpretare la storia di
Akame: come ogni storia ben concepita e ben raccontata, non è facile distinguere il bianco dal nero, e se ci sono pochi dubbi sulla negatività di alcuni personaggi, non si riesce ad essere altrettanto certi della positività di quelli che normalmente sarebbero da considerare gli eroi.
Nobuhira Iyonokami - È impossibile non provare un profondo disprezzo per questo personaggio. Nobuhira non solo rappresenta tutte le aberrazioni dell'animo umano con la sua ferocia animalesca, la sua assenza totale di sensibilità e il suo egoismo sconfinato, ma più nel dettaglio egli incarna tutto ciò che di male è esistito nel sistema feudale giapponese: l'arroganza, la prepotenza e la prevaricazione, la mancanza di scrupoli, l'ottusità del potente che non fa che pretendere, che non fa che vampirizzare la terra che dovrebbe amministrare, incurante di tutto tranne che delle proprie voglie perverse. La sua caratterizzazione non mostra la minima evoluzione per tutto il corso della storia: dall'inizio alla fine è sempre identico, sanguinario, violento e infido, il classico personaggio che chiunque godrebbe nel vedere finire male. Potrebbe sorprendere una tale presenza monoliticamente negativa in una storia complessa come questa di Shirato, ma non bisogna scordare che la funzione principale di Nobuhira è di rappresentare un sistema: Nobuhira, prima di essere un personaggio, è un simbolo. Nobuhira è il feudalesimo nipponico.
Tae - Non si può dire che il personaggio di Tae abbia la possibilità e il tempo per definirsi granché: la sua entrata in scena coincide con la sua uccisione. Di lei sappiamo quindi pochissimo, a parte che è la moglie di Matsuzo e che è incinta.
Tae inoltre sembra essere una donna piuttosto dolce, ma bisogna ammettere che non appare diversa dai molti personaggi femminili minori ricorrenti nelle storie di Shirato, e questo sia da un punto di vista psicologico, sia da quello meramente grafico.
Heita - Heita, alla sua prima comparsa è un ragazzino rimasto orfano a causa delle ritorsioni di Nobuhira ai danni dei contadini che avevano tentato di ribellarsi. In quanto vittima anch'egli delle scelleratezze del daimyo, condivide gli scopi e le motivazioni di Matsuzo, anche se non l'ossessione folle: Heita ragiona in modo istintivo, davanti al cadavere del padre prende la decisione di vendicarlo. È anche avventato, se vogliamo, dal momento che Matsuzo lo ferma mentre sta cercando di scalare le mura del castello armato solo di un pugnale: se i due non si fossero incontrati, sicuramente Heita sarebbe finito trucidato senza riuscire a torcere un solo capello a Nobuhira. Ma il giovane, pur seguendo quel misterioso monaco e pur obbedendo ai suoi ordini, non sembra aver chiaro il piano che quello sta seguendo: non condivide insomma la stessa mentalità contorta e machiavellica dell'altro, e forse non ha nemmeno idea della lucida follia che sta guidando Matsuzo.
Maestro Ninja - In questa storia i ninja, pur essendo presenti, non svolgono un ruolo granché incisivo nel corso della vicenda. La loro è più che altro una comparsata, utile a mostrare i limiti fisici di Matsuzo - e a sottolinearne, per contrasto, l'ingegno quasi diabolico nel suo riuscire comunque a prendersi la sua vendetta. Nessuno dei ninja in scena, dunque, è molto delineato. Del maestro ninja non si sa nemmeno il nome. In base al suo comportamento, comunque, possiamo constatare come lui e i suoi uomini seguano lo schema caratteriale tipico del ninja: scostanti, imperscrutabili, severi, stoici, prudenti, violenti nella misura in cui è necessario esserlo. Nella fattispecie, il maestro sembra essere anche un attento osservatore e un pragmatico valutatore: quando si rende conto che Matsuzo non ha la stoffa del ninja, si limita a dimostrarglielo e a liberarsene. Questo può sembrare crudele da parte sua, ma se pensiamo a come la legge dei ninja imponesse spesso misure ben più drastiche, in effetti il maestro sembra anche essersi comportato in modo umano e indulgente col povero contadino.
Shuzen - Due sono i dignitari di Nobuhira che compaiono con una certa frequenza. Uno di essi è appunto Shuzen.
Shuzen è spesso rappresentato esitante, sconvolto, titubante, spaventato davanti agli eccessi di ferocia del suo signore. È abbastanza evidente come non condivida la stessa natura selvaggia e perversa, ma sono altrettanto evidenti la sua arrendevolezza, il suo timore di irritare Nobuhira, in una parola la sua vigliaccheria. Shuzen potrebbe essere un uomo davvero nobile e degno, ma è di fatto un pusillanime, un galoppino incapace di opporsi anche davanti alla più efferata violenza ingiusta, e questa sua codardia lo rende di fatto complice - e dunque altrettanto colpevole - di Nobuhira.
Ikkaku - L'altro dignitario di Nobuhira è Ikkaku. Rispetto a Shuzen, egli si mostra perfettamente integrato nei meccanismi perversi del sistema feudale. È arrogante e violento almeno quanto il suo signore, disprezza i contadini e non li considera più degni di vivere degli animali. Gode nell'assistere alle torture che infligge, sfida la rabbia dei contadini per spingerli a ribellarsi col solo scopo di scoprirli e sbeffeggiarli mentre li uccide. Condivide con Nobuhira non solo il sadismo, ma anche l'ottusità e la miopia: convinto che il mondo risponda ai propri ordini esattamente come i servi del feudo, non si rende conto di quanto le cose siano sfuggite al loro controllo se non quando è troppo tardi. Ma nemmeno per lui si è granché portati a versare qualche lacrima...