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altroDella restante produzione di Shirato si può solo fare, purtroppo, un discorso relativamente vago. Gli ostacoli maggiori, come ho già detto, sono la reperibilità di tali opere in lingue comprensibili, così come la mancanza di informazioni dettagliate in proposito. A dire il vero di siti che ne parlano ci sono, ma sono siti giapponesi e, per chi non è in grado di decifrare hiragana, kanji e katakana, non sono d'aiuto più di tanto. Sfruttando le mie mille risorse (vale a dire, disperazione unita a ostinazione unita a lotte a colpi di traduttori automatici), però, col tempo sono riuscita non solo ad aumentare le mie nozioni in merito, ma anche a correggere un sacco di errori che - per leggerezza o carenza di informazioni - in passato avevo fatto. Segnalo, quindi, questa evoluzione importante dei contenuti della sezione: ancora non posso permettermi di concedere alle serie che seguiranno uno spazio particolare, autonomo, perché continuo ad avere dati molto limitati, ma sono riuscita a chiarirmi - e di molto! - le idee: le notizie che in precedenza avevo inserito in questa pagina sono state riviste e corrette. Mi dispiace aver indugiato così a lungo nell'errore, ma i mezzi che avevo erano quelli che erano. Per cercare di contenere il danno, mi sono premurata di segnalare con note ogni passo falso fatto in passato, così che le precedenti versioni imprecise o proprio sbagliate possano essere chiarite subito e incontrovertibilmente.
Un grazie a Roberto Bottura per le informazioni che mi ha dato per completare e migliorare anche questa sezione.

Basta inserire in un qualsiasi motore di ricerca il nome del maestro per trovare una serie piuttosto consistente di pagine che presentano, oltre alle opere maggiori di cui si è già largamente parlato, questa lista:

Ninja Senpuu Series (1959-1966)
Ninja Jibetsu-cho (1959-1963)
Kaze no Ishimaru (1960)
Ninpou-hiwa (1960-1965)
Ookami Kozou (1960-1961)
Seton Dobutsuki (1961-1964)
Watari  (1965-1967)
Shinwa Densetsu Series (1974-1980)
Nyoboshi Series (1979-1981)
Akame, The Red Eyes (1998)

Vediamo cosa è possibile raccontare.

ninpouDi Ninja Senpuu Series (忍者旋風シリーズ) non ho trovato molte notizie, se non una lunga lista di episodi che fanno pensare a una raccolta di storie autoconclusive (o comunque composte da archi narrativi relativamente brevi) incentrate sul tema dei ninja, figure così care a Shirato. Per concezione, anche Ninja Jibetsu-cho (忍者人別帖) ricalca questo schema, con la differenza per cui, però, quest'ultima opera è un contenitore più eterogeneo: essa comprende infatti tutte le storie brevi realizzate da Shirato tra il 1959 e il 1963. La lista di titoli è davvero molto lunga, e di nuovo moltissimi rimandano al misterioso mondo degli shinobi (ad esempio, Sanada War Chronicle), ma tra essi contiamo anche il 'famigerato' shōjo manga creato da Shirato, Kieyuku Shōjo (消え行く少女) [1]. Ebbene sì, Shirato è stato autore anche di uno shojo, anche se si è trattato di uno shojo completamente fuori dagli schemi. Forse non è nemmeno tanto preciso definirlo come tale. Forse sarebbe meglio dire semplicemente che si tratta di un manga concepito per un pubblico femminile. La storia in questione fu pubblicata su una rivista per ragazze, ma non ebbe grande successo, proprio perchè si trattava di un racconto troppo atipico, e soprattutto privo degli schemi classici degli shōjo, schemi che tanto piacevano al pubblico di lettrici. Dal momento che è un pezzo unico all'interno della produzione del maestro, spenderei due parole in più per introdurlo con più precisione.
kieyuku shojoIn Kieyuku Shōjo , "La ragazza che scompare", l'eroina della vicenda è una bambina malata di leucemia, che ha contratto in conseguenza all'esplosione delle bombe atomiche. In un contesto del genere, non stupisce la totale assenza dei 'canoni' dello shōjo, vale a dire sguardi innamorati, batticuori, gote arrossate e tutto l'armamentario vario: Shirato non fa innamorare la sua protagonista di nessuno, né qualcuno si innamora di lei. Il tema trattato è ben più profondo e drammatico della prima cottarella: quello che cerca la 'principessa' non è l'amore di un fidanzatino, ma più in generale l'amore degli altri. Cerca conforto, cerca qualcuno che la accetti e le voglia bene nonostante la sua malattia, perchè l'ignoranza aveva fatto sì che la gente credesse che la leucemia fosse una specie di peste, una malattia contagiosa, e quindi allontanava con violenza da sé chiunque ne fosse affetto. La ragazzina, orfana, non fa che scontrarsi contro questo muro crudele di paura e indifferenza, non fa che venire colpita dalla cattiveria della gente. Viene ingannata, isolata e maltrattata fino a che, perdendosi tra le montagne, non incontra un montanaro che vive là da solo, perchè aveva un viso talmente brutto che nessuno voleva stare vicino a lui. I due, accomunati dal rifiuto del mondo nei loro confronti, cominciano a vivere insieme, provando per la prima volta la felicità di non essere più soli. Ma la malattia della bambina non si arresta solo perchè il suo cuore ha smesso di soffrire: la sua leucemia peggiora e in breve la porta alla morte. La ragazzina riesce a confessare al suo amico di non rimpiangere niente, dal momento che, nonostante la sua breve vita, ha fatto in tempo a conoscere la felicità, e poi chiude gli occhi per sempre. L'ultima scena del manga vede il montanaro che, nuovamente solo, urla, piangendo furiosamente.
Nonostante la bellezza della trama e la profondità dei contenuti, evidentemente il pubblico su cui Shirato aveva fatto affidamento era troppo infantile per apprezzare questo manga, e infatti la storia non ebbe il successo sperato.

[1] Nota: la corretta identificazione di questo manga è stata lunga e travagliata. Per lungo tempo ho creduto che il titolo dello shōjo manga fosse Kogarashi Kushi, ingannata anche da una lista delle produzioni di Shirato solo parziale e piuttosto disordinata. In realtà Kogarashi Kushi - di cui non ho trovato molte notizie - è una storia di argomento storico sempre incentrato sulle spade e i combattimenti. In seguito, credevo di aver risolto il problema identificando il manga con Kinoko Hime (o Mushroom Hime), che compare effettivamente nell'elenco delle opere di Shirato, ma di cui non sono riuscita a sapere niente di niente.

ishimaruAnche Kaze no Ishimaru (風の石丸), a suo modo, ebbe una certa fortuna, anche se subendo alcune trasformazioni.
Pubblicata negli anni '60 dalla Shonen Magazine, racconta la storia di Ishimaru, la cui missione è quella di tenere lontana dalle mani di Tokugawa e dei suoi uomini una preziosa sfera, depositaria di un segreto che solo i ninja Koga possono conoscere. Gli uomini della scuola ninja Tsukuba, al soldo di Tokugawa, riescono a rubare la sfera, ma Ishimaru riuscirà nell'impresa di recuperarla e proteggerne il segreto.
Esistono tre edizioni rarissime di questa serie e mai ripubblicate, cosa che le rende ovviamente preda ambitissima da parte dei collezionisti. Questo avrebbe relegato la vicenda di Ishimaru a una produzione estremamente di nicchia, se non che nel '64 la Toei Doga decise di ispirarsi ad essa per una serie animata che prese il titolo di Shonen Ninja Kaze no Fujimaru (pare che il nome del protagonista sia stato modificato in omaggio di uno degli sponsor della casa di produzione, l'azienda farmaceutica Fujisawa Yakuhin. Alla fine della sigla di coda si sente un coro che ripete proprio Fujisawa / Fujisawa / Fujisawa Yakuhin, cosa che non deve aver fatto per niente piacere a Shirato, che infatti si dissociò dal progetto, benché il suo nome abbia continuato ad accompagnarlo).
fujimaruLa trama di questa serie (conosciuta anche come Samurai Kid) è la seguente: ancora neonato, Fujimaru viene rapito da un'aquila, venendo salvato da Sasuke, un maestro ninja. Sasuke si prende cura del piccolo, e gli insegna l'arte del ninjutsu. Appena Fujimaru è grande abbastanza, quindi, essendo in grado di cavarsela da solo, parte alla ricerca di sua madre. Parimenti a Ishimaru, anche Fujimaru è in grado di dominare gli elementi, soprattutto il vento (da cui il suo nome). Nel suo viaggio il ragazzino incontrerà degli amici (la piccola Menika, il procione Ponkichi - almeno credo sia un procione...) ma anche dei nemici, come il malvagio Konponsai. L'oggetto del desiderio, stavolta, non è una sfera, ma un manoscritto contenente un segreto e bramato, quindi, dallo Shogun. La serie è inoltre famosa per aver contato, tra le fila dei suoi collaboratori, l'illustrissimo nome di Hayao Miyazaki, che fu key-animator di alcuni episodi.
Visto il successo ottenuto dall'anime, l'anno successivo (1965) la casa editrice Bokura diede alle stampe una serie di manga omonima, il cui disegno venne affidato a Fumio Hisamatsu [2]. Il risultato finale non è paragonabile all'eccellenza di Shirato, ma ebbe comunque un discreto successo. Ecco alcune copertine (grazie a Marco Nacher Saltara per le immagini).

fuji_01 fuji02 fuji03

[2] In passato, davanti a versioni piuttosto fumose e di difficile comprensione, avevo tentato una possibile spiegazione alla compresenza di due mangaka diversi (Shirato e Hisamatsu) per lo stesso titolo ipotizzando che Hisamatsu avesse disegnato un manga simile a quello di Shirato, che era stato 'fuso' a Kaze no Ishimaru per la versione animata. Ovviamente, come si può vedere da quanto corretto qui sopra, sbagliavo.

Ninpou Hiwa
(忍法秘話) è l'ennesima raccolta del vastissimo repertorio di storie brevi (cinquantasei, in questo caso) firmate da Shirato. Inutile dire che siano ancora i ninja a farla da padrone, ma stavolta una fetta interessante di racconti è costituita da quelli connessi al mondo della natura e alle antiche storie del Giappone.

ookamiOokami Kozou (狼小僧), invece, ci rivela una sorpresa inaspettata. La storia richiama molto, per certi aspetti, Il Libro della Giungla di Keapling: il protagonista è infatti un ragazzino, Sasuke, che, ancora molto piccolo, si allontana da casa perché inseguito da una mucca e si perde nel bosco. La sorte lo guida in mezzo a un branco di lupi, che non solo non lo sbranano, ma lo accolgono anche tra di loro e lo crescono. Sasuke, adattandosi perfettamente al suo nuovo habitat, diventa nientemeno che il capobranco. Alcuni contadini, però, danneggiati dagli agguati che i lupi fanno ai danni del loro bestiame, un giorno decidono di iniziare una vera e propria caccia ai vari branchi, e così Sasuke finisce nelle loro mani. Non si sarebbero fatti molti scrupoli ad eliminare quello strano e pericoloso ragazzo-lupo se un misterioso ninja, intuendo le potenzialità del giovane, non li avesse fermati e non si fosse curato del suo addestramento. E chi mai sarà questo ninja misterioso? Il suo nome è... Kagemaru! No, non si tratta di omonimia, è proprio lo stesso Kagemaru già protagonista di Ninja Bugeicho, anche se in questa storia il suo ruolo è molto più circoscritto: egli rappresenta il maestro saggio che restituisce Sasuke a una dimensione più umana, ma che lo lascia comunque libero di fare le proprie esperienze. Alla fine il nostro eroe riuscirà a rincontrare i suoi genitori, ma si tratterà di una felicità breve: suo padre e sua madre verranno uccisi durante una rivolta contadina. Il ragazzo, allora, ripiega una volta ancora nella foresta, decidendo di proseguire la sua vita come uomo tra i veri lupi, lontano dai meccanismi della 'civiltà' che trasformano in lupi feroci gli esseri umani. La serie appare quindi molto in linea con la poetica di Shirato, sempre spietata nel delineare con fortissimo pessimismo le storture e le deformità dell'animo dell'uomo, soprattutto in contrapposizione con il mondo spontaneo e incontaminato (pur nella sua dimensione selvaggia) della Natura.

setonAncora, abbiamo Seton Dobutsuki (シートン動物記) , vale a dire Le cronache zoologiche di Seton. Si tratta di una serie composta da cinque volumi, usciti in due fasi (i primi tre editi dalla Shogakukan tra il 1961 e il 1962, gli ultimi due - editi dalla Seirindo col titolo Haiiroguma no Denki - nel 1964), contenenti storie concepite per un pubblico più giovane rispetto al target consueto di Shirato (un episodio di questa serie, intitolato Sasuke, vinse il premio per il miglior manga per bambini messo in palio dalla Kodansha. L'ispirazione per questo lavoro venne a Shirato dalle opere di Ernest Thompson Seton, scrittore e artista dal curriculum molto prolifico per quanto riguardo l'argomento 'natura'. La passione per il mondo naturale è del resto distintiva della poetica di Shirato: spesso e volentieri ritroviamo anche nelle sue storie più famose e insospettabili riferimenti al mondo animale che tradiscono l'interesse dell'autore per simili materie (si veda per esempio la centralità del tema naturale in Akame).

watariWatari (ワタリ) stupisce un po' il lettore di Shirato, abituato al suo costante realismo. Infatti, nel raccontare questa storia, il maestro ha utilizzato una prospettiva decisamente opposta a quella utilizzata per Ninja Bugeicho o Kamui, preferendo dar vita ad una vicenda che può benissimo essere definita come fantasy.
I trucchi ninja non sono più, come in Sasuke, semplici illusioni, giochetti di grande effetto ottenuti sfruttando le conoscenze fisiche e la propria agilità. Questi ninja sono quasi maghi, dotati come sono di poteri straordinari. Qui non c'è posto per un Ozaru che prende in giro suo figlio insegnandogli che la magia non esiste, e che solo chi non è abbastanza attento può credere il contrario: qui le esigenze dell'azione e della spettacolarità vengono prima di tutto.
Watari parla di una guerra tra ninja, in cui il giovane protagonista combatte assieme a suo nonno contro un crudele castellano.
Il manga fu pubblicato dalla Kodansha in cinque volumi nel 1965. Come era successo per Ninja Bugeicho, anche per Watari c'è stata una trasposizione cinematografica, con la differenza che di Watari s'è fatto un film con attori in carne ed ossa dal titolo Dai Ninjutsu Eiga Watari. Di nuovo fu la Toei ad accaparrarsi i diritti, e di nuovo (dopo l'esperienza infelice di Kaze no Ishimaru/Fujimaru) il risultato finale fece infuriare Shirato: gli adattatori al grande schermo, infatti, purgarono la storia originale da ogni elemento violento e/o di qualche peso, trasformandola in puro entertainment. Dopo questa seconda beffa, Shirato si rifiutò di dare ulteriormente in pasto alla Toei i suoi lavori, ma ancora una volta il successo ottenuto dal film fu comunque sufficiente da convincere la Walt Disney a distribuirlo anche in Occidente (negli Stati Uniti col titolo Watari, Ninja Boy e in Italia - ebbene sì! - come Watari, ragazzo prodigio). Per ulteriori informazioni, rimando alla pagina dedicata alla pellicola.

Una nuova raccolta è Shinwa Densetsu Series (神話伝説シリーズ). Stavolta - a sorpresa, forse - niente ninja: l'argomento base, il filo conduttore della raccolta sono i miti, le leggende e le fiabe del mondo. Una notevole percentuale proviene ovviamente dal Giappone (Wataka), ma davvero la gamma di novelle e contributi mitologici spazia dalla Grecia (Pentheus) alla tradizione dei Nativi Americani (Naata), dall'India all'Africa (Bacchus [3]), coprendo insomma l'intero globo terraqueo.

[3] In passato, basandomi su elenchi di opere evidentemente zoppicanti, avevo proposto l'idea che Bacchus fosse un'opera a sé stante. Non è così, come si può vedere: essa è sì un racconto autoconclusivo, ma facente parte di un insieme ben preciso.

Nyoboshi Series (女星シリーズ, ovvero Serie delle stelle-donna) è invece incentrata sull'universo femminile: le storie raccolte, infatti, hanno come tema centrale le donne. Particolare, in special modo, è il primo degli episodi narrati, nel quale ritroviamo una vecchia conoscenza, il buon vecchio Ryuunoshin direttamente da Kamui Den. Braccato da alcuni inseguitori, Ryuunoshin viene aiutato da una ragazza, presso la quale trova rifugio. La vita insieme a lei, al suo fratellino e al vecchio nonno scorre placida e serena, ma viene turbata dall'insistenza dei sicari sulle tracce del giovane: essi prendono in ostaggio la ragazza, costringendo Ryuunoshin a svelare un lato violento che finisce per terrorizzarla. La storia si conclude con il samurai che riprende il suo viaggio solitario. Un breve cammeo per un personaggio di alta statura, insomma.

Per quanto riguarda Akame - The Red Eyes, rimando alla sezione apposita dedicata all'opera.

kimUn'ultima precisazione, dal momento che nei precedenti contributi c'era e ora invece non c'è più: secondo lo stesso principio che mi aveva spinto a elencare Bacchus come opera autonoma (sbagliando), avevo inserito tra i titoli anche un'opera nota come Tsuri/La pesca. È praticamente certo che si tratti dell'ennesimo racconto autoconclusivo confluito in una delle raccolte sopra nominate. In effetti, il numero di storie 'brevi' che si è scelto di unire insieme in volumetti onnicomprensivi è davvero altissimo: tra esse citerei - come curiosità - anche il western scritto da Shirato, noto come Kim, Western Vagabond (grazie a Marco Nacher Saltara per l'immagine).


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