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watariPer quanto il manga di Watari non sia mai stato distribuito in Italia, il live action realizzato sulla trama del lavoro di Shirato sì. Il film, risalente al 1966 e diretto da Sadao Nakajima, è stato doppiato e fatto uscire col titolo Watari, ragazzo prodigio. Purtroppo non dispongo del manga per poter fare un confronto preciso, ma la reazione alquanto furibonda del maestro alla prima del film non fa propriamente pensare a una grande fedeltà da parte degli adattatori. Sembra che il più grande difetto della pellicola sia stato quello di aver banalizzato gli spunti del manga trasformandone la storia in una favoletta con tanti effetti speciali e poco altro. Cercare di ricostruire almeno a grandi linee la vicenda del fumetto è insomma possibile, ma la profondità delle pagine firmate da Shirato purtroppo non ha trovato corrispondente sulla celluloide e dunque per noi si è persa.
Watari si regge su due temi cari al maestro: il primo, che rimanda a Sasuke, è quello del giovincello abilissimo nelle arti dei ninja; il secondo, immediatamente riferibile alla vicenda di Kamui, è invece quello della diserzione come reazione alla schiavitù soffocante dei clan. La situazione da cui parte la storia è la seguente: la provincia di Iga è divisa dalla lotta di due signori che si stanno contendendo il potere e il controllo su essa. Da una parte Momochi Sandayu, dall'altra Nagato Fujibayashi, entrambi schierano le loro truppe di ninja, sacrificandole in una lotta che dura da troppo tempo. Non mancano i folocai di ribellione tra questi guerrieri, consci di essere diventati carne da macello, ma nessuno dei loro tentativi di affrancarsi dal dovere va a buon fine: ogni ribelle è destinato dal codice dei ninja ad essere punito con la vita. Nessuno è mai riuscito a sfuggire alla vendetta del clan tradito, con la sola eccezione di un tale chiamato Shikamne, che aveva scoperto un terribile segreto su Iga e che, dopo averlo appreso, era come sparito nel nulla.
Quello stesso segreto sembra essere ora nelle mani di un ninja fuggitivo, Kanne. Inseguito dai suoi ex compagni della squadra della Nuvola (squadra sotto le dipendenze di Sandayu), Kanne trova la morte, ma prima riesce a liberarsi di una bambolina in modo che essa non cada nelle mani degli inseguitori. Questa bambolina, contenente appunto una lettera con il segreto del clan, viene raccolta da Watari, un ragazzino molto, molto abile nelle tecniche ninja grazie agli insegnamenti del suo vecchio nonno zoppo. Pochi giorni dopo, Watari rinviene i cadaveri di tutti gli altri membri della squadra Nuvola: comprende che alla base di tutta quella morte sta quel segreto terribile e, spinto anche dal saggio nonno, decide di mettere un freno alla violenza dilagante tra i ninja boicottando il rifornimento di nuovi guerrieri. Ad Iga, infatti, confluivano molti bambini che venivano presi alle loro famiglie e addestrati alle arti del ninjutsu in apposite scuole. Con l'intento di distruggere tali scuole e liberare i bambini, Watari ne raggiunge una nella quale insegna il giovane Kazura, assieme al suo aiutante un po' tonto Donko. Kazura in realtà non è affatto malvagio, e dimostra di essere per i bambini che addestra più un fratello che un maestro; questo suo buon carattere lo porterà a fare amicizia con Watari, sebbene in un primo tempo i due entrino ovviamente in conflitto, e a considerare seriamente il desiderio del ragazzino di smetterla di forgiare nuovi guerrieri destinati al massacro.
La faccenda si complica quando la sorella di Kazura, Tsuyuki, e il suo fidanzato, il ninja Kojiro, desiderosi di potersi sposare e di poter vivere in pace e felicità, tramano di tradire il clan (anche loro servono Sandayu): li sente però lo stesso Sandayu, che sembra propor loro un buon affare. "Non serve che tradiate il clan" dice loro, "Se riuscirete ad uccidere per me il nobile Takeda che sta al castello di Samidara, io vi lascerò liberi di sposarvi e di andarvene". L'occasione è irripetibile per i due innamorati, che subito partono alla volta di Samidara: non immaginano, ovviamente, che si tratta di un tranello. Il terribile segreto di Iga sta appunto nel fatto che i due signori, Sandayu e Fujibayashi, sono in realtà in combutta tra loro con l'obiettivo di tenere sotto controllo i reciproci ninja. Il castello di Samidara è chiamato anche "l'inferno dei ninja", perché là venivano inviati con l'inganno tutti coloro che, avendo intenti proditori, diventavano pericolose serpi in seno da eliminare. E infatti ad attendere Kojiro e Tsuyuki ci sono i sei ninja superiori di Fujibayashi, sei combattenti dotati di poteri decisamente sovrannaturali. La lotta è serratissima, e Kojiro precipita nel vuoto nel tentativo di difendere Tsuyuki che, disperata, si uccide per non sopravvivere all'amato.
Kazura, venuto a sapere della morte della sorella, decide di vendicarsi e parte alla volta di Samidara a sua volta. Watari gli va dietro, sperando di poterlo aiutare, e per questo è costretto a scontrarsi contro alcuni dei sei ninja superiori: su alcuni di loro riesce ad avere la meglio, ma l'impresa è ardua perfino per lui, tanto che si riesce a salvare solo grazie all'aiuto provvidenziale del nonno, accorso in sua difesa. Purtroppo questo non è sufficiente per salvare Kazura: il giovane, deciso a tutto pur di avere la propria vendetta, muore nel tentativo di far saltare in aria il castello di Fujibayashi. L'unico a salvarsi dall'esplosione è Dojun, il vice-capo di Fujibayashi. Nessuno sa che Dojun, in realtà, è Yoko, a sua volta il vice di Sandayu: la stessa persona, fingendosi al servizio dell'uno e dell'altro signore, riusciva in realtà a comandare su entrambi ed era insomma la reale mente diabolica che mirava alla divisione di Iga in due regioni in conflitto tra loro, il reale colpevole della morte di tanti ninja.
Per costringerlo a uscire allo scoperto, il nonno di Watari (che è proprio quel Shikamne che, anni addietro, aveva scoperto la verità) gli tende un tranello. Sfruttando un redivivo Kojiro, lo fa travestire da Yoko e lo fa apparire davanti a Sandayu e a Dojun. Quest'ultimo, per smascherare l'impostore, rivela la propria identità, non sapendo che tutti i ninja di Iga lo stanno osservando. Il combattimento che ne consegue è serratissimo e tremendo: Yoko/Dojun è abilissimo nelle arti ninja e quasi riesce a farla franca, ma lo scontro finale con Watari non gli lascerà scampo.
Questa, a grandi linee, è la trama del film. Come ho già spiegato, non ci dev'essere stata una grande fedeltà alla storia e all'essenza ultima del manga, al contrario, probabilmente, di una certa attenzione da parte di costumisti e truccatori nel replicare - nei limiti del possibile, ovviamente - la caratterizzazione dei personaggi di Shirato: barbe, capelli, vestiti, tutto ricorda molto da vicino lo stile del maestro che noi fan italiani abbiamo potuto imparare a riconoscere grazie a Sasuke e Kamui. Ci sono molti dettagli (ad esempio, la capigliatura di Sandayu, il ciuffone sugli occhi di Watari, il fiore che Tsuyuki si porta nei capelli, la carnagione di alcuni personaggi che tende a colori un po' strani - Kanne, ad esempio, ha la pelle blu, sembra il Puffo Ninja!) che fanno pensare a un tentativo di emulazione in questo senso. Ma, a parte questo, si sente davvero la mancanza di una tematica di fondo: è del tutto assente una vera critica sociale e/o morale come invece accadeva in Sasuke (per citare un'altra serie destinata ad un pubblico giovane). Proprio volendo, tutto ciò che si potrebbe ricavare sarebbe un invito a non lasciarsi sottomettere da niente, a lottare per ciò in cui si crede, ma questo è davvero poco paragonato alla profondità messa in campo dalle serie firmate da Shirato. Si tratta di un vuoto che si sente chiaramente, e anche chi, come me, non ha un termine di paragone nel manga è riuscito a percepirlo sulla propria pelle.
Se comunque, al di là di questa semplificazione notevole, il film ha riprodotto la storia seguendone almeno narrativamente le orme, allora è decisamente confermata la distanza tra i ninja in Watari e quelli in Sasuke e in Kamui: in queste ultime due serie, essi sono uomini in tutto e per tutto, e le loro tecniche sono frutto di pura abilità fisica e mentale. Sasuke riesce a moltiplicarsi per via della sua rapidità che crea un'illusione ottica, Kamui fa fuori gli inseguitori ricorrendo a tecniche particolari che non hanno niente di sovrannaturale, tutto è sempre giustificabile in termini di fisica. In Watari, invece, alcune tecniche messe in gioco sono pura magia: ad un certo punto del film, il ragazzino riesce a diventare gigantesco, tanto da essere in grado di soffiare via da un arcobaleno l'amico Kazura. E non parliamo dei ninja superiori di Fujibayashi, uno dei quali dotato di un bastone che spara fulmini, due ignifughi e uno composto in realtà da una polverina gialla plasmata in forma umana...
I difetti tecnici del film? Personalmente ritengo che gli unici difetti davvero grossi che saltano agli occhi di uno spettatore oggi sono da imputare ai mezzi limitati che si avevano negli anni '60 per creare effetti speciali davvero credibili. Replicare le diavolerie ninja come la moltiplicazione, il trucco della sostituzione o del fuoco ecc., non è propriamente impresa facile, ma non lo è nemmeno cercare di rendere la stessa rapidità e fluidità dei movimenti dei personaggi durante i combattimenti: il risultato è un pochino imbarazzante da vedere. Stacchi di montaggio nettissimi per creare l'illusione di spostamenti fulminei, comparse sollevate da fili per simulare i balzi ninja, inserzioni animate (vedi le farfalle assassine o la scena finale in cui la corda legata all'ascia di Watari si attorciglia attorno alle caviglie del perfido Yoko) si accompagnano ad espedienti un po' ingenui (come ad esempio le casacche dei ninja colpiti dagli shuriken, nelle quali si vedeva benissimo che le stellette acuminate erano state semplicemente cucite sopra...) e l'insieme a volte è perfino esilarante (io ho riso tantissimo nelle scene in cui si è cercato di mostrare la corsa ultrarapida da ninja di Watari, e in cui in pratica si è preso il protagonista, lo si è appeso come una salamella davanti ad un rullo scorrevole con uno sfondo boschivo, e si è detto al bambino di muovere gambe e braccia come se stesse correndo. Il bambino, poretto, ce la mette tutta e si sforza anche di fare espressioni di sforzo al limite delle possibilità umane, ma il risultato davvero non si può guardare... XD). Però non si può dimenticare che al tempo non c'era la stessa tecnica di oggi, e che il film deve essere comunque valutato tenendo conto di questo. Quindi, se anche oggi certi espedienti ci fanno sorridere, penso sia giusto concedere al regista un certo merito per aver cercato di trasformare in realtà una vicenda difficile da filmare, più semplice per un'animazione che per un live-action. Di gran lunga meno giustificabile è la scenetta da film Disney del balletto di Watari, Kazura e apprendisti ninja a suggello della loro neonata amicizia... a parte che non ce n'era alcun bisogno - e francamente dubito che sia qualcosa che Shirato ha coscientemente inserito nel suo manga... -, diciamo che il risultato è piuttosto patetico anche perché i ballerini in questione, ecco, non sono proprio bravissimi...
Sfruttando sempre le potenzialità di YouTube, aggiungo un link anche al trailer del film.
E infine, per chi volesse saperne di più a livello tecnico, ecco la pagina dedicata a Watari su IMDB.

Sampei Shirato - Unofficial Italian Fansite (c) Lan Awn Shee, luglio 2005 - novembre 2006. Tutte le immagini utilizzate per questo sito sono di Sampei Shirato, salvo diversa indicazione. I contenuti del sito non possono essere copiati altrove senza la mia esplicita autorizzazione. Brushes per il layout di Celestial Star.

 

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