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«Odio i samurai. Un samurai priva un contadino dei suoi profitti credendo che ciò sia un suo diritto ottenuto per nascita, ma è il contadino quello che per primo s'è adoperato per creare il benessere.»
Sampei Shirato

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bioSampei Shirato (白土三平, all'anagrafe Okamoto Noboru) nasce a Tokyo nel lontano 1932. Obiettivamente, è un figlio d'arte: suo padre, Okamoto Toki, era un pittore di spiccata ideologia di sinistra. Vedremo in seguito che la figura paterna influenzerà Shirato sia nella strada professionale che in quella ideologica. La prima esperienza artistica di Shirato avvenne molto presto, dopo aver terminato le scuole medie, con il kamishibai, un particolare tipo di teatro di strada che prevedeva lo scorrimento di immagini disegnate su carta spessa e accompagnate dalla recitazione di un copione. Questo tipo di intrattenimento godeva, al tempo, di grande successo, e continuò ad averlo fino all'arrivo del grande gigante mediatico: la Televisione. Quando le cose cambiarono, Shirato - come molti altri autori di kamishibai - si riciclò come mangaka, producendo le sue prime creazioni tramite il mercato del kashihon, un sistema per cui i manga (o i libri, più in generale) venivano distribuiti attraverso qualcosa di simile a biblioteche.
Shirato si dilettò fin dall'inizio a scrivere di ninja, protagonisti indiscussi della sua produzione. Non c'è di che stupirsi, del resto: al tempo (siamo negli anni '50) erano molto di moda le storie di ninja, anche se il genere che andava per la maggiore era piuttosto lontano dal realismo che l'autore preferirà usare. I libri che spopolavano nel Giappone del tempo contenevano storie tra il pulp e l'erotico, in cui i ninja erano rappresentati quasi come stregoni, o comunque uomini dotati di conoscenze magiche e fuori dal comune.
Shirato prese spunto da questa tendenza, ma creò un genere riguardante i ninja che con questa tendenza aveva in comune solo l'origine. Lo scenario prediletto è ovviamente il Medioevo nipponico, ma il lettore attento si accorgerà subito che, a ben vedere, la facciata medievale è solo una maschera che Shirato usa per dipingere la sua realtà contemporanea. Ufficialmente i suoi personaggi sono lontani nel tempo, ma il mondo che descrive è quello in cui, in realtà, il Giappone vive: perchè le prevaricazioni sociali, le ingiustizie, le violenze sono rimaste uguali col passare dei secoli, e ciò che affliggeva i vari Kamui, Sasuke o Kagemaru affliggeva allo stesso modo la popolazione contemporanea. Il tutto condito con una forte dose di realismo, di pessimismo e - soprattutto - presentato attraverso un'ottico fortemente di sinistra. Il suo primo grande lavoro, subito diventato un capolavoro, è stato Ninja Bugeicho Kagemaru den, traducibile in italiano con qualcosa come "L'apprendistato militare di un ninja: la leggenda di Kagemaru". Questa storia aveva connotati marxisti tanto marcati che era una delle letture più frequenti nelle università del periodo (1959 - 1962), tra gli studenti che al tempo protestavano contro l'entrata del Giappone nell'alleanza difensiva americana. Di Ninja Bugeicho, tanto per suggellare la grandiosità dell'opera, è stato anche fatto un film da Nagisa Oshima, che ricalcava lo stile del kamishibai.
Tuttavia, il mercato del kashihon non poteva garantire a Shirato la sufficiente popolarità per sfondare nel mondo dei manga, perchè chiaramente non prevedeva una larga diffusione. Ma negli anni '60 le case editrici si accorsero che il pubblico che acquistava i manga non era limitato ai bambini, ma comprendeva anche adolescenti e adulti. Sotto a questo punto di vista, il mercato aveva bisogno di autori come Shirato, che si occupavano di storie impegnate e impegnative, sicuramente inadatte a un pubblico infantile (benchè in Italia gli anime tratti dai suoi lavori siano stati bellamente propinati ai bimbi...), ma appetibili ad un pubblico più maturo. Shirato quindi fu contattato da case editrici importanti, e contemporaneamente cominciò a pubblicare certi lavori su Garo, una rivista d'élite, letta solo da veri appassionati. Su Garo, ad esempio, pubblicò un altro dei suoi grandi capolavori, la saga di Kamui (Kamui Den), e la serie garantì alla rivista un pubblico costante e affezionato.
Shirato si dedicò anche ad altre opere ambientate nel mondo dei ninja, come Sasuke (sbarcato in Italia come cartone animato col titolo Sasuke il piccolo ninja), Watari e Kaze no Ishinoru, ma la sua produzione comprende anche genere insospettabili, come uno shojo manga (purtroppo non sono riuscita a rintracciarne il titolo), anch'esso trattato con forte realismo e, per molti versi, atipico, e manga di argomento naturalistico e mitologico.
Stilisticamente parlando, il tratto di Shirato risente molto sia dello stile pittorico del padre che dei lavori di Tezuka, da cui impara la "tecnica cinematografica" della narrazione. Ad un occhio abituato ai barocchismi dello stile dei mangaka contemporanei, il suo tratto può apparire rozzo: in realtà è perfettamente funzionale al tipo di storia narrata. Si nota poi, col progredire del tempo, una grande evoluzione verso il realismo. Contenutisticamente, il mondo di Shirato è sempre pervaso da un pessimismo malinconico, romantico sotto a un certo punto di vista. I suoi eroi sono spesso antieroi: hanno debolezze, sbagliano, o comunque si trovano a combattere dalla parte dei perdenti. Ma la profondità delle riflessioni che le sue storie invitano a fare sulla crudeltà degli esseri umani, sulla soffereza e sulla vita più in generale sono le vere perle della produzione di questo grandissimo autore.


Sampei Shirato - Unofficial Italian Fansite (c) Lan Awn Shee, luglio 2005 - novembre 2006. Tutte le immagini utilizzate per questo sito sono di Sampei Shirato, salvo diversa indicazione. I contenuti del sito non possono essere copiati altrove senza la mia esplicita autorizzazione. Brushes per il layout di Celestial Star.

 

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