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«La sola cosa più temibile dell'abilità del cacciatore è l'impossibilità di fidarsi di qualcun altro.»
Kamui Gaiden

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sasuke
sasukeQuella di Sasuke (サスケ) è una serie emblematica per quanto riguarda la conoscenza che in Italia si ha di Sampei Shirato.
Come Ninja Kamui, anch'essa è arrivata da noi sottoforma di anime (io continuo a sperare per il manga, ma mi sa che campa cavallo...), ma più di Ninja Kamui è ricordata, se non altro per la bellissima sigla dei Cavalieri del Re che in moltissimi sanno canticchiare.
Ma nonostante ci si ricordi di quel "mocciosetto col codino e i piedi a patata con un'unica unghia", come si può leggere in quasi ogni recensione circolante sulla rete (dev'esserci stata una matrice unica che poi è stata copiata da un sito all'altro), per quanto riguarda la storia della serie si fa una confusione pazzesca.
L'attenuante è che è passato abbastanza tempo dalla messa in onda, per cui è anche legittimo che ci si dimentichi qualcosa. Tuttavia dai gestori di siti dedicati all'argomento mi sarei aspettata una maggiore precisione.
Ma di questo ho deciso di parlare in un intervento apposito, per sfatare definitivamente ogni dubbio e per correggere tutti gli errori di recensione che mi è capitato di trovare.

Parimenti ad altre storie di ninja create da Shirato, anche quella di Sarutobi Sasuke (questo era il titolo originale) è ambientata nel mondo del Giappone dei Tokugawa, ma - diversamente da Ninja Bugeicho e dalla saga di Kamui - nel manga non c'è nessuna tendenza apertamente politicizzata. Rispetto a quei due titoli, che rientrano perfettamente nel genere gekiga, Sasuke è più che altro un manga per ragazzini (sottolineo: ragazzini, non bambini!), che può venire tranquillamente classificato come uno shounen.
La serie cartacea ha inizio nel 1961, sotto l'egida della Shougakukan, e dura fino al 1967: lo stile (chiaramente mi rifaccio alle informazioni trovate in rete e ai pochi disegni che sono riuscita a reperire, visto che non c'è possibilità di trovare il manga in Italia) risulta più dolce, più "tondeggiante" rispetto a quello scelto per narrare le storie di Kagemaru e di Kamui, coerentemente con la natura dell'opera. Anche gli episodi narrati hanno un contenuto diverso: si perde un po' del serrato realismo delle altre serie in favore di una narrazione più adatta ad entusiasmare un pubblico giovane. 
Questo non toglie che anche nel manga di Sasuke (sebbene in dose minore) Shirato abbia inserito la sua peculiare visione del mondo, improntata su un forte materialismo, e assieme ad essa anche molti spunti di riflessione. Il pessimismo di fondo verso la società è percepibile, così come la tristezza della condizione di dover lottare per non affondare. Non siamo ai livelli di Kamui, certamente, ma nel suo piccolo anche Sasuke vive una costante minaccia dovuta alla scelta di non inchinarsi davanti a Tokugawa. Paragonata alla giovane età del protagonista, possiamo dire che la pressione psicologica che i personaggi dei due manga devono sopportare è analoga.

La serie animata, prodotta dalla TJD nel 1968, rispecchia lo stesso spirito, e si dipana per ventinove episodi.
Una volta per tutta, ecco la vera storia dell'anime che, in Italia, ha preso il nome di Sasuke il piccolo ninja
La narrazione parte con uno spaccato su ciò che stava succedendo in Giappone agli inizi del XVII secolo: in seguito al caos politico del periodo Sengoku, un signorotto particolarmente potente, Ieyasu Tokugawa, stava per prendere in mano le redini del Paese. Contro di lui combattevano altri nobili feudatari, legati alla personalità di Hideyori Toyotomi, tra cui Yukimura Sanada e il suo clan di ninja. La créme di questo clan temibile erano i cosiddetti guerrieri sarutobi, reputati invincibili. 
Ma, a dispetto della grande maestria di questi guerrieri, la lotta per il potere aveva preso una piega favorevole a Tokugawa, con la sua conseguente vittoria sul nemico e l'uccisione di Sanada. Rimasto unico protagonista della scena, Tokugawa incarica il suo braccio destro - militarmente parlando - Hanzo Hattori di dare la caccia a tutti i Sanada sopravvissuti allo scontro, soprattutti ai Sarutobi, che per lui erano una minaccia terribile. Hattori, comandante del clan dei ninja di Iga, dà il via a una vera e propria caccia all'uomo, destinata a concludersi solo quando anche l'ultimo dei Sanada rimasti fosse morto.
Tra i superstiti del clan di Yukimura Sanada c'era Daisuke Ozaru, il più temibile tra i sarutobi. Ozaru aveva una moglie e un figlio, di nome Sasuke. In seguito a uno scontro, Ozaru rimane ferito e, tra mille difficoltà, riesce a tornare a casa sua travestito da viandante. Ma i sicari che lo stanno inseguendo lo raggiungono, e riescono ad uccidere la moglie.
Il piccolo Sasuke rimane sconvolto dalla morte della tanto amata madre, soprattutto perchè non sa che il viandante arrivato quella sera è suo padre, e si crede ormai solo. Ozaru, dal canto suo, non può rivelargli la sua vera identità e, pur soffrendo, è costretto a lasciare temporaneamente il piccolo. Inizia così la serie di avventure che porteranno padre e figlio (prima isolatamente, poi insieme) a girovagare per il Giappone. Un viaggio pericoloso ma formativo, in quanto Sasuke imparerà pian piano dal padre tutte le tecniche dei sarutobi, che gli saranno utili per affrontare e vincere i vari avversari (di Iga o meno) che si troverà sulla strada.
Non assistiamo, come in Kamui, ad un mero "regolamento di conti": come ho detto, anche se - soprattutto nella parte iniziale - numerosi scontri si terranno proprio per il fatto che sia Ozaru che Sasuke continuano a rimanere fedeli al loro padrone (seppur defunto), molte altre avventure di Sasuke riguarderanno nemici di natura diversa, anche se non meno pericolosi. Ci saranno sedicenti maghi in combutta con signorotti senza scrupoli, feudatari avidi bramosi di giade e disposti a tutto per averle, rapitori di bambini, sicari assoldati per tormentare dei villaggi, popolazioni in lotta tra loro per questioni di territorio, ragazzine decise a tutto pur di compiere la loro vendetta e così via. Il campionario di personaggi, come vedete, è molto vasto, e consente un'ampia panoramica di quella sciagurata umanità che si ritrova ad essere la protagonista della vicenda.
Sasuke e Ozaru si prodigheranno spesso per aiutare i bisognosi, sia con la loro forza che con le loro conoscenze: indiretta, ma presente, è la condanna all'ignoranza, che incatena la gente nella schiavitù. Molto spesso Shirato gioca sul significato della figura del ninja: più volte fa dire ai suoi personaggi che i ninja non hanno niente di magico, sono solo persone che hanno studiato come funziona il mondo e che quindi sanno sfruttare le loro conoscenze per arrivare ai loro scopi. 
Niente magia, niente evocazioni, niente poteri soprannaturali: semplicemente intelligenza, versatilità e capacità di riflettere in fretta e bene. A questo scopo, la serie prevede che, per ogni trucco usato da Sasuke o da qualche ninja, ci sia una spiegazione fuori campo che rivela allo spettatore come abbia fatto il personaggio di turno a cavarsela. Certo, a volte la spiegazione non è troppo realistica: capita che si giustifichi l'improvvisa sparizione di Sasuke dicendo che è riuscito a scavare velocemente una buca con una specie di paletta e a coprirsi con un telo mimetico, il che è piuttosto inverosimile, visto che una buca abbastanza grande da nascondere un corpo non si scava in dieci secondi, soprattutto con una palettina. E c'è da chiedersi che razza di campionario di teli mimetici si porti nel suo fagottino, visto che ne trova sempre uno perfettamente identico al colore del suolo, del muro o dell'albero dietro cui si nasconde... Ma, ribadisco, quella di Sasuke è un storia per ragazzi, per cui una maggiore dose di fantasia ci sta. 
Una costante della serie è la grande nostalgia che Sasuke ha verso la madre. Nonostante il bambino sia cresciuto in fretta, grazie agli insegnamenti paterni e alle esperienze vissute nel suo viaggio, il pensiero della madre non lo abbandona. Sasuke non riesce a darsi pace, e questo continuo cercare una figura femminile che possa sostituire la madre scomparsa non gli permette di maturare fino in fondo.
Verso la fine, anche questo ultimo gradino verrà superato: una nuova famiglia accoglierà Ozaru e suo figlio che, anche se all'inizio avrà difficoltà ad accettarlo, capirà che è la cosa migliore da fare, rivelandosi definitivamente cresciuto.
La dose di realismo, come già detto, è minore rispetto alla serie di Kamui o di Ninja Bugeicho, ma comunque notevole. Il che significa che certe scene sono fortemente crude e violente, per questo Sasuke non è assolutamente un anime adatto ad un pubblico troppo giovane, a dispetto del tratto del protagonista che, con gli occhioni e i piedi alla Pollon, potrebbe trarre in inganno.
Graficamente l'animazione è di ottima qualità: certo, è scattosa, e del resto è naturale visto che si tratta di una serie prodotta tanto tempo fa, ma è perfetta per il tipo di storia che racconta. La sua caricaturalità, la tenebrosità degli scenari, l'uso piatto del colore che ricorda le stampe, le mosse secche dei personaggi, tutto serve a creare quell'atmosfera di cupezza e malinconia che sono, come si è visto, l'anima stessa della storia. 
Una menzione speciale va alla bravissima doppiatrice di Sasuke, Antonella Baldini.


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